Cani e gatti: adozioni in calo per costi troppo alti
Autore: Nome Cognome - 19/03/2019

Cani e gatti: adozioni in calo per costi troppo alti

Scritto da Redazione il 20/01/2020

Gli italiani sono grandi amanti degli animali ma prendersi cura di loro comporta costi sempre più elevati.

Le adozioni di cani e gatti, infatti, coinvolgono positivamente una buona metà della popolazione ma il loro numero fa registrare un progressivo calo nel corso dell'ultimo anno.

È quanto certifica il rapporto 2019 della LAV, la Lega Anti Vivisezione, che identifica la causa di un simile fenomeno nell'incremento delle spese veterinarie necessarie per garantire benessere agli amici a quattro zampe.

Queste informazioni forniscono anche un chiaro motivo alla parallela crescita del fenomeno del randagismo, particolarmente diffuso soprattutto nelle regioni del Sud.

Malgrado la propensione degli italiani ad accogliere cani e gatti all'interno del proprio nucleo familiare, costruendo con loro un vero e proprio rapporto empatico e solidale (il 52% dei nostri connazionali possiede un amico animale, per una media di 53,1 animali da compagnia ogni 100 abitanti), la situazione del randagismo – seppur leggermente migliorata dal 2017 – lascia ancora l'amaro in bocca soprattutto per quanto riguarda il numero di cani detenuti nei canili.

RANDAGISMO: UN PROBLEMA ANCORA DA AFFRONTARE

Dai dati relativi all'anno 2018, in comparazione con quelli registrati nel corso del 2017, emergono particolari discrepanze tra Nord, Centro e Sud Italia in merito al fenomeno del randagismo per cani e gatti.

Specialmente per quanto riguarda i cani, il 67,1% dei 98.596 esemplari è detenuto in canili rifugio collocati al Sud e nelle isole.

Tuttavia, un dato positivo riguarda una diminuzione del 4,2% di presenze complessive in canili rifugio a livello nazionale.

Nel corso del 2018, inoltre, il numero di cani e gatti randagi ha fatto registrare una sostanziale diminuzione (85.177) e una percentuale di restituzione al detentore pari a circa il 40%.

Una media che si conferma molto bassa al meridione, dove corrisponde solo all'8%, mentre al centro tocca quota 38% cedendo il passo solo alle regioni del Nord, che fanno registrare un sostanzioso 72%.

La bassissima percentuale di restituzioni registrata nell'Italia meridionale deriva anche da una mancata attenzione all'obbligo di identificazione degli animali (soprattutto cani).

Di pari passo, una delle difficoltà di contrasto del randagismo riguarda anche lo scarso incremento delle sterilizzazioni, aumentate del 13% dal 2017 al 2018 ma in misura ancora insufficiente per fronteggiare adeguatamente la riproduzione incontrollata, che resta una delle fonti principali del randagismo stesso.

Scarseggiano, invece, i dati relativi al fenomeno del randagismo relativo ai gatti, con una preoccupante assenza di gattili nelle regioni meridionali e nelle isole (se ne contano solo 7 a fronte degli 85 del Centro-Nord).

Scarsa al Sud anche l'attenzione alle colonie feline (8.039 contro le 54.939 delle regioni settentrionali) e alla sterilizzazione dei gatti (circa 16.000 all'anno contro i 51.000 del Centro-Nord).

COSTI TROPPO ALTI

Nello specifico delle adozioni di cani e gatti in Italia, il 2018 e il 2019 sono stati anni di flessione.

Anche se in misura nettamente inferiore rispetto agli anni precedenti (-8,6% nel 2016 e -8,4% nel 2017), il -1% registrato per le adozioni di cani e gatti resta comunque da considerare come un dato importante per quanto riguarda le potenziali motivazioni.

Secondo quanto sottolinea la LAV attraverso il suo report, il calo di adozioni potrebbe essere dovuto ad un regime fiscale scarsamente amico degli animali.

L'IVA, infatti, si mantiene al 22% come nel caso di alcuni beni di lusso, anche se i costi a cui si fa riferimento riguardano prestazioni veterinarie e cibo per cani e gatti non tenuti a scopo di lucro.

Anche i farmaci fanno registrare costi annui particolarmente elevati e la detrazione fiscale sulle spese veterinarie è ancora esigua.

Per quanto siano previste alcune agevolazioni (un aumento della soglia minima detraibile per le spese veterinarie fino a 500 euro – limitatamente alla parte che eccede i 129,11 euro – a cui si affiancherà, nel corso del 2020, una detrazione per bonus animali di 70,46 euro e lo stanziamento di 1 milione di euro per il Fondo Prevenzione Randagismo), resta il fatto che gli italiani, complessivamente, spendono circa 5 miliardi di euro per la cura e il benessere generale dei propri animali domestici, per un incremento di spesa pari al 12,9% nel corso degli ultimi tre anni.

In sostanza, ogni famiglia ha speso mediamente 371,4 euro all'anno soltanto per cibo, collari, guinzagli, gabbie, lettiere e toletta, oltre che per le cure veterinarie.

Alla luce di tutto ciò – e nell'attesa dell'attuazione delle disposizioni sopra indicate – diventa indispensabile adottare un'adeguata soluzione assicurativa che non sia solo rivolta agli eventuali “effetti collaterali” che cani e gatti possono arrecare (appartenenti, nel più frequente degli esempi, al campo della responsabilità civile), ma che possa concretamente garantire loro tutto il benessere e la serenità di cui hanno bisogno.

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