eHealth: la salute a prova di app

eHealth: la salute a prova di app

Scritto da Redazione il 19/06/2018

In un'epoca in cui la digitalizzazione gioca un ruolo fondamentale nella gestione delle nostre vite, la salute non può passare in secondo piano.

Recenti e importanti indici di mercato, infatti, fanno registrare un forte incremento negli investimenti rivolti all'ambito del digital health.

Si tratta, in sostanza, di tutto ciò che ha a che fare con l'impiego di tecnologie digitali hardware e software in contesti riguardanti la salute e il welfare.

Secondo l'incubatore d'impresa H-Farm, gli investimenti nel campo dell'eHealth "hanno raggiunto quota 6,1 miliardi di euro nel 2016 e sono destinati ad aumentare del 22% entro il 2022, con punte del 34% nel comparto della sanità mobile".

In tutto questo, il ruolo delle startup è importante in quanto pilastro portante dello sviluppo del processo di digitalizzazione del settore sanitario e del welfare in correlazione con attività cliniche, prevenzione, primo soccorso, diagnosi da remoto e incremento delle possibilità di interazione tra medici e pazienti.

Di fondamentale importanza, dunque, sono le prospettive di sperimentazione e realizzazione di strumenti progettati appositamente per il controllo del benessere delle persone, motivo per cui le organizzazioni sanitarie puntano ad investire in app capaci di raccogliere dati a distanza su malattie anche gravi, in modo da avviare prontamente le necessarie attività di prevenzione.

L'INTERNET OF THINGS AL SERVIZIO DEL BENESSERE

Alla luce di tutto questo, non è difficile comprendere l'importanza del contributo che l'Internet of Things può e deve dare in termini di attenzione alla salute.

Non è un caso se nel 2017 è stata costituita l'Associazione Scientifica per la Sanità Digitale (ASSD) allo scopo di supportare i professionisti della salute nel perfezionamento di un percorso direzionato verso l'ottimizzazione della sanità digitale.

È proprio sulla scia di un così fertile e corposo percorso di innovazione che, soprattutto nel corso di questo 2018, stanno venendo alla luce numerose startup e giovani imprese innovative votate a costruire un percorso di comune sviluppo.

Uno dei principali esempi pratici di una simile predisposizione proviene dall'idea – e dalla effettiva possibilità – di utilizzare gli smartphone anche come dispositivi medici.

Attraverso i dispositivi mobili, infatti, sarà possibile gestire patologie croniche come, ad esempio, il diabete o l'ipertensione utilizzando apposite applicazioni (in questo caso si parla di Chronic Disease Management).

Si tratta di soluzioni che, attualmente, non sono ancora all'altezza del loro potenziale ma il cui margine di sviluppo e miglioramento è sostanzialmente enorme.

DATA ANALYTICS PER PREVENZIONE E DIAGNOSI

Anche la salute mentale è un ambito in cui l'Internet of Things e l'evoluzione delle applicazioni per smartphone possono giocare un ruolo di imprescindibile importanza.

Nella Silicon Valley, infatti, sono in corso particolari e approfonditi studi legati ai data analytics in funzione di prevenzione, diagnosi e cura delle malattie mentali (ansia, psicosi, depressione).

Crescono anche gli investimenti in questa direzione, facendo registrare un significativo +58% rispetto ai riscontri precedenti.

Nell'ambito del Mental Health, l'attenzione è rivolta soprattutto all'attuazione di metodi di misurazione precisi, affidabili e maggiormente partecipativi, ovvero in grado di basarsi sull'esperienza soggettiva dell'utente.

L'obiettivo è quello di valutare il paziente nel suo ambiente reale, vale a dire nel corso del continuo cambiamento delle sue funzioni cognitive in un arco di tempo determinato (un'intera giornata, una settimana, ecc).

Non è difficile comprendere, dunque, come la tecnologia faccia al caso di queste specifiche necessità per arrivare a giocare un ruolo di primissimo piano attraverso l'analisi di banche dati relative al paziente/utente.

I BIOMARCATORI DIGITALI DELLA SALUTE MENTALE

In tema di app e smartphone, dunque, un ruolo fondamentale viene giocato dalle capacità che tali dispositivi possono avere nell'analisi dei biomarcatori.

I biomarcatori digitali, dunque, possono essere fondamentali per sviluppare nuove modalità di misurazione delle funzioni superiori del cervello (umore, capacità di programmazione delle attività, attenzione, percezione, memoria).

Dal momento che chiunque, al giorno d'oggi, interagisce continuamente con il proprio smartphone, l'utilizzo di apposite applicazioni può permettere di registrare specifici comportamenti digitali dell'utente (messaggi, e-mail, modalità di socializzazione) in modo da creare una precisa banca dati in grado di rappresentare un vero e proprio biomarcatore indice di malattia.

Un esempio pratico è rappresentato dagli esperimenti condotti negli Stati Uniti da Mindstrong Health.

In un articolo pubblicato dalla rivista Nature Digital Medicine, il co-fondatore di Mindstrong Paul Dagum ha spiegato il risultato dell'utilizzo di una simile tecnologia.

Fornendo a 27 soggetti un'apposita applicazione per smartphone creata da Mindstrong, è stato possibile registrarne i rispettivi comportamenti. I dati acquisiti hanno permesso, poi, di individuare biomarcatori fortemente correlati ai risultati ottenibili attraverso test cognitivi tradizionali ai quali i soggetti in questione erano stati sottoposti in precedenza.