Infarti e ictus: la prevenzione che fa Bene
Autore: Nome Cognome - 19/03/2019

Infarti e ictus: la prevenzione che fa Bene

Scritto da Redazione il 07/10/2019

Non è affatto un dato entusiasmante ma si tratta di un'informazione da tenere sempre ben presente: le malattie cardiocerebrovascolari sono la prima causa di decesso nel mondo (si contano, su scala globale, quasi 18 milioni di decessi annui).

Anche in Italia, attualmente, il tasso di mortalità, morbosità e invalidità in seguito a simili patologie risulta elevato, malgrado si tratti di malattie cronico-degenerative conosciute e studiate per quanto riguarda i rispettivi fattori di rischio.

Spesso, chi sopravvive ad una forma acuta di malattie cardiocerebrovascolari non è esente da importanti ripercussioni sulla qualità della vita e su fattori sia economici che sociali.

Sul gradino più alto della scala di frequenza e pericolosità risiedono, principalmente, infarti e ictus.

Soprattutto nel nostro Paese, nel corso del 2016 si è registrato un picco di 12 decessi ogni 10.000 abitanti uomini.

Per quanto riguarda le donne, la cifra è dimezzata ma sempre da tenere in considerazione (circa 6 decessi ogni 10.000 abitanti).

Ecco perché la World Heart Federation, lo scorso 29 settembre, ha celebrato la Giornata Mondiale del Cuore allo scopo di sensibilizzare le comunità a scegliere e mantenere uno stile di vita quanto più salutare possibile.

Pur non essendo possibile azzerare del tutto i rischi legati a infarti e ictus, però, cosa si può fare per ridurne concretamente le probabilità?

FATTORI DI RISCHIO E SUGGERIMENTI BASILARI

Uno dei primissimi accorgimenti a cui prestare molta attenzione per ridurre le possibilità di rimanere vittima di ictus o infarto – senza considerare, ovviamente, la componente genetica, vale a dire sesso del soggetto e storia medica familiare – riguarda il considerare quelli che sono i principali fattori di rischio.

In primis, un buon 80% di possibilità in meno può scaturire dal condurre una quotidianità in cui siano assenti tabacco, sedentarietà e squilibri alimentari.

Smettere di fumare (o non cominciare mai a farlo) è di importanza fondamentale se si vuole evitare quella che è tra le maggiori cause di decesso per infarto (oltre che per tumori, cancro e altre malattie degenerative) in termini generali.

Il monossido di carbonio prodotto dalle sigarette, infatti, una volta inalato contribuisce, per accumulo, a ridurre la capacità che il cuore ha di assorbire ossigeno. In più, il fumo danneggia seriamente anche le arterie perché contribuisce al deposito di grassi aumentando, di fatto, il rischio di trombosi e, di conseguenza, di infarto e ictus.

L'eliminazione del vizio del fumo, in termini pratici, può ridurre i rischi cardiovascolari, a qualsiasi età, di circa il 50% .

Ma anche l'essere sedentari – non alternando adeguatamente, cioè, una pur minima attività fisica all'immobilità casalinga o al sedere per molte ore dietro una scrivania di ufficio – mette seriamente a rischio l'organismo esponendolo a malattie cardiovascolari.

In merito a questo caso specifico, in molti non sono neanche correttamente informati.

Non è necessario, infatti, essere degli atleti o performare in palestra più volte alla settimana: mantenere una regolare attività fisica vuol dire anche solo camminare di buon passo per 20 o 30 minuti tre o quattro volte alla settimana.

Un esercizio fisico pur minimo ma quanto più regolare possibile, infatti, migliora di gran lunga la capacità del cuore di pompare sangue nell'intero organismo.

Tra gli altri fattori di rischio importanti, poi, ci sono anche ipertensione (pressione alta) e diabete (con danni a vari organi e tessuti).

Ma sono da tenere in seria considerazione anche i livelli di colesterolo nel sangue (generalmente responsabili di un terzo delle malattie cardiovascolari).

Esistono, infatti, due diverse forme di lipoproteine responsabili del trasporto del colesterolo nel sangue: mentre quelle di tipo HDL veicolano il colesterolo "buono" che, in sostanza, vene rimosso dalle arterie, quelle di tipo LDL tendono invece a depositarlo sulle pareti dei vasi sanguigni aumentandone, di fatto, il rischio di ostruzione.

Alla luce di ciò, sarà importante, allora, mantenere un peso corporeo ideale e seguire una dieta sana ed equilibrata.

UNA CORRETTA ALIMENTAZIONE

Proprio in base a queste ultime considerazioni (stile di vita e controllo dei livelli di colesterolo), si deduce, quindi, che anche l'alimentazione quotidiana gioca un ruolo di grande importanza per la riduzione dei rischi cardiovascolari.

Una dieta ideale dovrebbe essere povera di grassi saturi per dare più spazio soprattutto a frutta e verdura.

Preferire, poi, alimenti come olio d'oliva e carni bianche (specialmente pollo, coniglio o tacchino), sostituendoli a burro e carne rossa, aiuta ad abbassare il livello del colesterolo dannoso (LDL) mantenendo quello del colesterolo "buono" (HDL).

Tra le vitamine, quelle dei gruppi E e C, assieme al betacarotene, contribuiscono a rallentare l'aterosclerosi (indurimento e perdita di elasticità delle pareti delle arterie con formazione di placche) riducendo le possibilità di infarto.

Pomodori, verdura dalle foglie scure, carote, peperoni, meloni e patate dolci sono indicati come importanti fornitori di vitamina C, betacarotene e altri carotenoidi importanti, ma anche vitamina B6 e magnesio non sono da meno, così come cereali integrali (avena e orzo), lenticchie e fagioli.

Quanto al pesce, salmone, aringa, tonno e sgombro, se mangiati almeno un paio di volte alla settimana, sono ottimi contenitori Omega-3, vale a dire acidi grassi polinsaturi capaci di fornire importanti effetti antinfiammatori e anticoagulanti, controllare colesterolo e trigliceridi e ridurre la pressione.

Una corretta assunzione di Omega-3, dunque, permette di ridurre il rischio di mortalità per cause cardiovascolari di un buon 20%, risultando anche fondamentale per il normale sviluppo di organi e tessuti (tanto per la retina e il cervello quanto per il cuore).

PER UNA PREVENZIONE COMPLETA 

Si tratta di accorgimenti che rientrano indiscutibilmente nel campo della prevenzione di malattie cardiocerebrovascolari, ma non bastano, da soli, a garantire una buona protezione da infarti e ictus.

È sempre molto importante, infatti, effettuare periodicamente apposite analisi del sangue e sottoporsi a visite mediche per essere sempre informati sull'entità di eventuali sintomi, sui rischi concreti e sulla valutazione della storia medica familiare.

Lo scopo delle visite cardiologiche è anche quello di approfondire la conoscenza del proprio livello di salute attraverso esami più approfonditi.

Tra questi, ad esempio, figura l'elettrocardiogramma, ovvero la registrazione e la rispettiva valutazione dell'attività prodotta dal cuore durante la contrazione.

Ma alche l'ecocardiogramma può avere un peso rilevante grazie alla capacità di valutare il flusso sanguigno attraverso le valvole grazie all'utilizzo di ultrasioni.

Nello specifico della prevenzione di ictus, l'ecocolordoppler fornisce immagini a colori dei flussi venosi e arteriosi consentendo di valutarne l'entità e evidenziando anche le più piccole lesioni delle pareti dei vasi sanguigni

Spesso, però, i tempi della sanità pubblica non coincidono con le esigenze di specifici gruppi di individui, motivo per cui in tanti ricorrono a soluzioni private che possono risultare anche molto costose.

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