È boom del mercato IoT in Italia

È boom del mercato IoT in Italia

Scritto da Redazione il 13/03/2018

Orologi intelligenti, braccialetti per il fitness, macchine che si parcheggiano da sole. L' internet delle cose è ormai ovunque intorno a noi. Segni tangibili della crescente maturità dell’Internet of Things (IoT) si ravvisano ormai anche in Italia, dove giorno dopo giorno si amplia l’offerta di soluzioni e tecnologie abilitanti e cresce il mercato in diversi ambiti di applicazione. A fianco di alcuni settori che ancora stentano a prendere il volo, infatti, ve ne sono numerosi in cui i presupposti iniziano ad essere quelli corretti, trasformandosi talvolta anche in una significativa crescita del mercato.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire una volta per tutte, alla luce dei progressi realizzati nel settore, cos'è l'Internet of Things e cosa riguarda. Iniziamo da un tentativo di definizione - che ci pare doverosa - a fronte dei dati raccolti dall'Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano secondo il quale, delle 110 aziende con sede in Italia coinvolte nel report, circa il 25% non ne ha addirittura mai sentito parlare.

L'INTERNET OF THINGS

Entriamo nel vivo della questione. L'Internet delle cose può coincidere ad una sorta di possibile evoluzione dell’uso della tecnologia e della Rete. Gli oggetti sviluppati in questa ottica acquisiscono cioè “intelligenza” grazie al fatto di poter comunicare dati su se stessi e grazie alla possibilità di accedere ad informazioni aggregate e rese disponibili da parte di altri: le sveglie suonano in anticipo in caso di traffico, le piante segnalano sullo smartphone del loro proprietario quando è il momento di essere innaffiate, i vasetti delle medicine avvisano i familiari se ci si dimentica di prendere il farmaco, i monumenti raccontano la loro storia ai visitatori che si avvicinano ad essi - magari personalizzando il modo di presentarla in base al profilo del visitatore, riconosciuto in automatico da una videocamera intelligente.  

Le esperienze IoT - almeno quelle che sono entrate a far parte della nostra quotidianità - sono del resto già innumerevoli: dalla manifattura alla tutela della salute, dalla logistica dei trasporti ai sistemi di compravendita i benefici complessivi sono enormi. Nel caso dei trasporti, ad esempio, la connettività dei veicoli e tra i veicoli ha consentito non solo di scegliere i percorsi in base alle informazioni sul traffico, ma anche di gestire assicurazioni, ammortamenti e manutenzione in modo più preciso, basando sulle condizioni reali del veicolo anche le riparazioni e i controlli con un netto risparmio di tempo (e di denaro).  

Alla manutenzione preventiva si uniscono poi i servizi geolocalizzati, sfruttabili anche per personalizzare gli annunci pubblicitari. Liste della spesa smart e pagamenti in autonomia alle casse completano la nuova esperienza di acquisto, magari all’interno di edifici intelligenti in cui la sicurezza, l’integrità strutturale e il flusso di persone sono continuamente monitorati da sistemi automatici.

I rischi per l’incolumità dei cittadini possono essere valutati da specifici sistemi che funzionano negli aeroporti o negli stadi, mentre la smart city – che in Italia sta un po’ faticando a decollare – evolve con sistemi di controllo della qualità di acqua e suolo, con sistemi di gestione dei parcheggi nelle aree urbane e con soluzioni innovative per la gestione della spazzatura.

A CHE PUNTO SIAMO

IN ITALIA

Stando ai dati raccolti dall’Osservatorio, l'Internet of Things si conferma al centro dello sviluppo digitale in Italia con un mercato che nel 2016 ha raggiunto i 2,8 miliardi di euro nel 2016, segnando un netto + 40% rispetto all'anno precedente, spinto sia dalle applicazioni consolidate che sfruttano la connettività cellulare (1,7 miliardi di euro, +36%), sia da quelle che utilizzano altre tecnologie (1,1 miliardi di euro, +47%).

Una crescita di indubbio rilievo, in linea (se non, in alcuni casi, addirittura superiore) a quella di altri Paesi occidentali, anche se in larga parte risultato degli obblighi relativi allo Smart Metering gas, che impongono alle utility di mettere in servizio almeno 11 milioni di contatori intelligenti entro la fine del 2018. Tuttavia, anche “depurando” il valore del mercato IoT dagli effetti della normativa, nel 2016 si evidenzia comunque una crescita di tutto rispetto, superiore - in alcuni comparti - al 20%. A guidare il mercato, contatori di Gas esclusi, è la Smart Car, con 7,5 milioni di auto connesse circolanti e un fatturato che cresce del 15% raggiungendo i 550 milioni di euro.

Seguono poi le soluzioni per lo Smart Building (510 milioni di euro, 18% del mercato), un ambito che mostra una crescita del +45% rispetto all'anno precedente. E ancora le applicazioni di Smart Logistics a supporto del trasporto (250 milioni di euro, 9% del mercato), utilizzate per la gestione delle flotte aziendali e di antifurti satellitari: a fine 2016 si registrano oltre 800.000 mezzi per il trasporto merci connessi tramite SIM. La Smart Home vale invece 185 milioni di euro e il 7% del mercato (+23%), con una netta prevalenza di applicazioni per la sicurezza.

SMART CITY: UN RITARDO TUTTO ITALIANO

Tra gli ambiti IoT ancora in stato embrionale troviamo invece la Smart City, il cui potenziale è ancora ampiamente da esprimere, il Retail con la possibilità di raccogliere moltissimi dati sul comportamento dei clienti all’interno del negozio, e la Smart Agriculture, dove l’IoT offre opportunità non solo in termini di tracciabilità dei prodotti, ma anche per la gestione delle attività agricole, soprattutto se si guarda a colture ad alto valore.  

L'indagine dell'Osservatorio mostra infatti che, nonostante il 51% dei comuni medio-grandi abbia avviato almeno un progetto Smart City negli ultimi tre anni, il 56% delle iniziative è ancora in fase sperimentale. Grandi città, come Milano e Torino, rappresentano l'eccezione positiva con i loro recenti programmi di ampio respiro: la direzione è quella giusta, ma è ancora troppo circoscritta per poter cogliere i benefici delle Smart City a livello di sistema Paese e, nel piccolo, a livello di ogni singola città. Si pensi a Milano, ad esempio: l'Osservatorio ha calcolato che, con l'applicazione corretta di progetti di questo genere, ogni city user potrebbe risparmiare l’equivalente di 3 giorni all’anno evitando di perderli alla ricerca di un parcheggio libero e si ridurrebbero le emissioni di anidride carbonica di oltre 60.000 tonnellate di CO2 all’anno, con impatti positivi sull’ambiente.