Welfare aziendale. Per un'armonia tra vita professionale e vita privata

Welfare aziendale. Per un'armonia tra vita professionale e vita privata

Scritto da Redazione il 24/04/2018

Il 29 marzo 2018 l'Agenzia delle Entrate ha emesso la Circolare n.5/E, redatta in intesa con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Tale documento ha il compito di chiarire determinati aspetti normativi, fiscali e contributivi relativi alle quote destinate dall'impresa alla previdenza complementare, alla sanità integrativa, alle polizze assicurative e a benefit di welfare aziendale.

Nello specifico, la Circolare n.5/E indica che – in base a quanto stabilito dalla Legge di Stabilità 2016 – per i premi erogati in seguito alla realizzazione di incrementi di produttività, qualità, redditività, innovazione o efficienza è possibile applicare a regime un'imposta sostitutiva dell'IRPEF corrispondente al 10% al di là della normale contribuzione. Se il premio viene destinato al welfare per scelta del lavoratore, tassazione e contribuzione vengono azzerate sia per il dipendente che per il datore di lavoro.

BENEFICI FISCALI

Si tratta, sostanzialmente, di un beneficio fiscale legato all'importo del premio, che non può essere superiore a 3.000 euro (per i casi generali) o 4.000 euro (per aziende a coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell'organizzazione del lavoro). Quest'ultimo caso vale per i contratti stipulati fino al 24 aprile 2017; per quelli stipulati in data successiva, seguendo il Decreto Legge 50/2017, l’innalzamento del limite agevolabile si trasforma in una riduzione di 20 punti percentuali dell’aliquota contributiva a carico del datore di lavoro, con un tetto massimo di 800 euro.

L'agevolazione è annuale e il favore fiscale è da considerare in correlazione al reddito del dipendente (che non deve superare gli 80.000 euro nell'anno precedente in riferimento eslusivo al reddito di lavoro dipendente assoggettato a tassazione progressiva).

CHE COS'È IL WELFARE AZIENDALE?

Per welfare aziendale si intende l'insieme di tutte le iniziative che il datore di lavoro avvia per incrementare il benessere del lavoratore e della sua famiglia attraverso una diversa ripartizione della retribuzione. Questa scelta può consistere in benefit di natura monetaria, nella fornitura di specifici servizi o nell'attuazione di entrambe le soluzioni.

Questi specifici servizi possono riguardare ambiti come la salute, l'istruzione, il rimborso degli interessi passivi di un mutuo, sconti, promozioni o rimborsi sulle attività svolte nel tempo libero. Tutti fattori che per il lavoratore rappresentano una serie di possibilità parallele alla tipica forma di retribuzione e che, per i soggetti coinvolti, posso equivalere a vantaggi fiscali.

Per un'azienda è sempre più importante curare il benessere dei propri collaboratori, fattore che può rappresentare anche uno dei principali strumenti in grado di unire adeguatamente vita professionale e vita privata dei lavoratori. Ad ogni modo, curare il welfare aziendale vuol dire anche incrementare la produttività attraverso il miglioramento del clima sul luogo di lavoro.

L'ASSISTENZA SANITARIA INTEGRATIVA

Uno degli elementi principali che costituiscono il welfare aziendale è la somma di premio destinata all'assistenza sanitaria integrativa, per la quale è previsto un innalzamento del limite di deducibilità fino a 6.615,20 euro (3.615,20 di base più 3.000 potenziali del premio di risultato). In più, per quanto riguarda i rimborsi provenienti dalle casse a cui sono stati effettuati i versamenti, le spese sanitarie possono essere detratte dal dipendente unicamente nella quota non rimborsata dall'azienda.

Per ciò che concerne l'iscrizione del lavoratore a casse o fondi sanitari, la Circolare n.5/E precisa che il principio di mutualità è essenziale per poter godere del beneficio fiscale: le casse e i fondi sanitari che prevedono prestazioni di un valore mai superiore agli importi versati dei lavoratori non danno diritto al pieno favore fiscale.

LA SITUAZIONE IN ITALIA

In Italia, è a Milano che si registra il numero maggiore di accordi aziendali con contenuto di welfare. Il nostro paese, però, resta agli ultimi posti in termini di crescita della spesa sociale privata. A fronte di un +45% italiano, infatti, i paesi ad aver investito di più sulla spesa sociale sono Svezia (+282%), Francia (+146%), Regno Unito (+61%) e Germania (+60%).

Le forme più diffuse di welfare a livello contrattuale nazionale sono la previdenza complementare e l'assistenza sanitaria integrativa. Nella maggior parte delle intese (43%), il premio di risultato viene convertito in welfare, mentre l'accordo su un importo fisso fra i 300 e i 450 euro viene stipulato nel 31% dei casi lasciando, così, al restante 26% la combinazione di entrambe le soluzioni.

Solo in Lombardia, tra il 2016 e il 2017 il 60% delle aziende ha stipulato accordi di welfare con benefici aggiuntivi al compenso oltre le tutele garantite per legge. Ammonta a circa 25.000 il numero di lavoratori con rispettiva famiglia che, sempre in Lombardia, hanno usufruito di accordi di welfare scegliendo, nello specifico, benefit inerenti la scuola e l'istruzione (40%), fringe benefit (20%), previdenza (15%), assistenza sanitaria (13%) e iniziative culturali o ricreative (11%).