Tommaso Terruzzi è il quarto protagonista di Arte in Bene
Autore: Nome Cognome - 19/03/2019

TOMMASO TERRUZZI È IL QUARTO PROTAGONISTA DI ARTE IN BENE

09/03/2020

RASSEGNA STAMPA

Giunge alla sua quarta edizione Arte in Bene. L'iniziativa, promossa da Bene Assicurazioni S.p.A. e fortemente voluta dall'amministratore delegato Andrea Sabìa, ha lo scopo di valorizzare il talento di giovani artisti emergenti attraverso esposizioni ospitate nella sede della Direzione Generale del Gruppo.

 

Terminata l'apprezzata mostra dedicata alle opere di Paolo Ceribelli, è ora la volta di Tommaso Terruzzi, che sarà protagonista fino a ottobre 2020 con alcune sue opere incentrate sulla rappresentazione del sociale e del concetto di solitudine dell'essere umano nella società contemporanea.

 

Ispirandosi alla Pop Art americana, Terruzzi riesce a immortalare momenti e dettagli della vita di tutti i giorni per trasformarli in archetipi delle consuetudini contemporanee attraverso immagini che trasformano il quotidiano in icona, l'ordinario in straordinario.

 

«Spesso quando si parla di Pop Art – spiega Terruzzi – si pensa semplicemente a Andy Warhol, icona e interprete sicuramente centrale di questa corrente. Ma è riduttivo parlare di Pop Art e guardare solo l'Arte di Warhol. La mia ricerca estetica ha riferimenti che si ispirano anche al classico fumetto e, di conseguenza, a Roy Lichtenstein, ma le mie linee di costruzione dell’immagine e le campiture piatte con colori luminosi guardano anche all’arte di Valerio Adami, all’estetica e all’erotismo nell’arte di Thomas Wesselmann».

 

«La mia ricerca – prosegue Terruzzi – è prima di tutto fotografica: a volte nasce da un vero e proprio collage di immagini differenti, dallo studio di un taglio fotografico, o di un particolare da estrapolare e decontestualizzare.

Al contrario di molta Pop Art europea o italiana degli anni ‘60 e ‘70, le mie opere non hanno messaggi politici, ma sicuramente vogliono rappresentare il sociale e la solitudine dell’essere umano nella società contemporanea. Nascono dalla banalità del quotidiano, congelano momenti per creare un mondo “metafisico”, astratto pur essendo figurativo, con un abito esteticamente pop».